Lou Andreas Salomè FIGURE DI DONNE. LE FIGURE FEMMINILI NEI SEI DRAMMI FAMILIARI DI IBSEN

UNA FIABA PER INTRODUZIONE

 

C’era una volta una soffitta.
Le pareti basse scendevano oblique verso il
pavimento di legno e la luce filtrava a fatica
dagli abbaini coperti di ragnatele e dalle fessure
del tetto.
Sul tavolato era sparsa con cura della paglia
fresca e sopra era stata messa una botte piena
d’acqua. Perché in quella soffitta gli uomini
tenevano prigionieri animali di tutti i tipi e li
disabituavano, con l’educazione e la disciplina,
alla loro libera vita naturale. Vi schiamazzavano
ogni sorta di volatili, piccioni gozzuti
tubavano sul bordo d’ottone della botte e
codirossi svolazzavano fra i nidi sotto le travi
del tetto. Più in basso, nella paglia, dei conigli
si rintanavano timidi sotto i rami secchi di
alcuni abeti che dovevano rappresentare un
bosco, nonostante i lustrini rimasti ancora
attaccati dal Natale precedente.
In un angolo semibuio c’era una cesta da
poco intrecciata e accuratamente imbottita.
Ospitava la più nobile fra tutte quelle creature
private della loro libertà: un’anitra selvatica,
cioè un “vero selvatico”. Non solo pareva la
più nobile fra tutte quelle creature, ma anche
quella più da compiangere. Perché se i suoi
compagni potevano adattarsi magari anche
volentieri a quel paradiso artificiale, – un
uccello selvatico in una soffitta: non è necessariamente
una tragedia?
A questa domanda si possono dare sei
risposte, sei storie diverse.
* * *

 

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